DIARIO.padania (99)

Stamattina Angela di nuovo compone l’elenco dei suoi dolori, come spesso, come fosse un canto, e cioè il dono, mentre io sorrido, perché per me ora c’è invece solo un gioco, che valga la pena, ed è tacerli, i dolori, preservarli il più a lungo possibile così, contenibili come sono. E lo sono, contenibili, sennò mica ci sarebbero nati dentro. Un poco mi fa sorridere anche che il suo viso sia tutto incorniciato di goccioline e che queste vadano poi a compattare le ciocche basse della messa in piega del Venerdì, con lei che s’asciuga ogni tanto con un lembo della parannanza evitando di passarlo nei capelli, per non disfarli. Mi fanno sorridere anche il reggipetto-armatura e il busto semi rigido indossati sotto la maglia fattasi stretta e sbiadita, che sembra esser stata rosa. Continua a leggere “DIARIO.padania (99)”

Prospettive

Il fumo era diventato una sorta di consistenza che si appiccicava sui significati invisibili di quello stare lì, così, mezzi leggeri, con i nervi tutti protesi all’abbandono. C’era tuttavia il peso del voler tenere sotto controllo la situazione. Entrambi, si capiva, erano interessati a come ne sarebbero usciti, cioè al grado di desiderabilità che avrebbero  mantenuto. Ad ogni modo, era stato un vero glorificare i sensi, in parte affidandosi alla loro capacità di ripulire il corpo dall’incertezza dell’esistere, in parte resistendo al pensiero insidioso che mira alla conservazione di sé senza profondi mischiamenti. Era stato il copulare perfetto: qualcosa ad un punto lo aveva reso necessario, e sacro, mentre un grado sufficiente di casualità nella logistica lo aveva magnificato. Ed era andata nel migliore dei modi, sì. Ora, però, i suoni che provenivano dal piano di sopra lo facevano  come tornare a casa. Continua a leggere “Prospettive”