DIARIO.padania (99)

Stamattina Angela di nuovo compone l’elenco dei suoi dolori, come spesso, come fosse un canto, e cioè il dono, mentre io sorrido, perché per me ora c’è invece solo un gioco, che valga la pena, ed è tacerli, i dolori, preservarli il più a lungo possibile così, contenibili come sono. E lo sono, contenibili, sennò mica ci sarebbero nati dentro. Un poco mi fa sorridere anche che il suo viso sia tutto incorniciato di goccioline e che queste vadano poi a compattare le ciocche basse della messa in piega del Venerdì, con lei che s’asciuga ogni tanto con un lembo della parannanza evitando di passarlo nei capelli, per non disfarli. Mi fanno sorridere anche il reggipetto-armatura e il busto semi rigido indossati sotto la maglia fattasi stretta e sbiadita, che sembra esser stata rosa. Continua a leggere

Prospettive

Il fumo era diventato una sorta di consistenza che si appiccicava sui significati invisibili di quello stare lì, così, mezzi leggeri, con i nervi tutti protesi all’abbandono. C’era tuttavia il peso del voler tenere sotto controllo la situazione. Entrambi, si capiva, erano interessati a come ne sarebbero usciti, cioè al grado di desiderabilità che avrebbero  mantenuto. Ad ogni modo, era stato un vero glorificare i sensi, in parte affidandosi alla loro capacità di ripulire il corpo dall’incertezza dell’esistere, in parte resistendo al pensiero insidioso che mira alla conservazione di sé senza profondi mischiamenti. Era stato il copulare perfetto: qualcosa ad un punto lo aveva reso necessario, e sacro, mentre un grado sufficiente di casualità nella logistica lo aveva magnificato. Ed era andata nel migliore dei modi, sì. Ora, però, i suoni che provenivano dal piano di sopra lo facevano  come tornare a casa. Continua a leggere

Febbraio. Calicanto

Le si riusciva a spremere come arance, le questioni, allorché si decideva di affrontarle. Esse si lasciavano sviscerare per bene, e arrivavano a svelare buona parte delle proprie facce. Talvolta, servivano giorni, settimane. Altre volte bastava qualche ora. Talvolta, tutto si svolgeva con pacatezza. Altre volte, era come Continua a leggere

Novembre. Sandro.

Non era accaduto da molto – non più di una settimana, cinque giorni o, al massimo, sei – che andando a casa a questa stessa ora, cioè le sei e trenta circa della sera, aveva visto l’ambulanza accostata davanti alla villetta di Marcello. Dopo almeno un decennio di inquietante immobilità, l’uscio rivelava una qualche attività vitale; Continua a leggere