Scala d’attesa

I cancelli sono ancora chiusi su in cima alla scala dove le persone se ne stanno sparse, mantenendo il metro di distanza l’una dall’altra, a parte quelle venute in coppia. Non c’è una bella luce. Sembra che il sole ci sia anche oggi, sì, ma chissà dove sono le ombre lunghe e nette dei bei mattini d’estate. E il profumo del ligustro fiorito, il suo sapermi placare le ansie da lavoro arretrato e da rimprovero, dov’è?
Tutti indossiamo la mascherina, pronti a entrare. Anche l’ultimo della fila. Tutti col cellulare in mano, qualcuno anche un foglio stampato e qualcun altro la scatoletta col campione delle urine. Quasi nessuno si mette a conversare. Sarà un giorno caldissimo e, si sa, nei giorni caldissimi ci si affievolisce un po’ sin dal mattino.
Un uomo fa versi rumorosi per intervallare imprecazioni tremende, laggiù, semi nascosto dietro i secchi delle immondizie, sull’altro lato della strada. “E’ un matto” commenta uno, rivolto verso la persona che l’accompagna. Non c’entra con noi. Continua a leggere “Scala d’attesa”