Gennaio

Come ingoia le distanze, sto buio. Ore venti e diciotto. Da qui non vedo luce là fuori, che apra una porta, su una pur minima stanza. Chissà l’aria, com’è. Forse le resta quel nonsoché d’improvviso e anticipatorio, leggero eppure furioso, che oggi incastrava i sensi coi sensi. Per tutto il tempo al vento, il cappotto aperto, dal petto ho sgranato petali innumeri, celebrando Noncuranza. Santa.

Suonarono al campanello del mio sonno come dalla gola d’un gufo che moriva, l’altra notte – era fonda. Non mossi un nervo dal mio guscio di torpore: il gelo immaginato tutto quanto esterno, e noi al riparo. Avranno bisogno, pensai. Fosse importante, risuonerebbero. 

Quel tanto che pulsava, ebbro, io leggera, quel nonsoché di primavera, ha tutto il giorno continuato a spingermi e a spingermi all’indietro, anziché nel dopo. È gennaio. È stato marzo – più d’una volta. È il tempo dei patti, dei gran florilegi di non detti, che, come sempre, ci coprono le voci. Gonfiano il buio, sganciando lontananze, sospingono varco contro varco e mischiano le sorti, passando oltre ogni porta – a che serve la luce..

Avessi bisogno, risuonerei.

Novembre. Sandro.

Non era accaduto da molto – non più di una settimana, cinque giorni o, al massimo, sei – che andando a casa a questa stessa ora, cioè le sei e trenta circa della sera, aveva visto l’ambulanza accostata davanti alla villetta di Marcello. Dopo almeno un decennio di inquietante immobilità, l’uscio rivelava una qualche attività vitale; Continua a leggere

Passeggiata

Gli salta agli occhi la compostezza dei tronchi sottili sotto le chiome vaste degli oleandri bianchi, che s’alternano alle palme altissime oltre la moltitudine di stelle della siepe di pitosforo nano. Luigino adora la flora spontanea, Continua a leggere