Lo so, Mirella.

Lei: ti fa male adesso?

Lui: no

Lei: dai dai, non fare l’offeso. Io… quello che io cercavo di dirti è che ci vuole anche un po’ di sopportazione, per il dolore. Perché il dolore, quando purtroppo c’è, dobbiamo tenercelo

Lui: ma ho capito, hai ragione, ma a me non pare di essere uno che non sopporta il dolore. E’ che quando è troppo è troppo!

Lei: ma certo, ti capisco, e faccio il possibile per aiutarti, ma

Lui: lo so, lo so Mirella, non ti ho mica mai detto niente io

Lei: no no, ma un pochino mi fai sentire in colpa, come se quasi ti dispiace che non ho dolore come ce l’hai tu

Lui: robe da matti..

Lei: dimmi, stamattina avevi voglia di venir fuori: non ti ho portato fuori alle sette e mezza? e ne avevo di cose da fare a casa

Lui: portato fuori… Potrei ben venirci da solo qui! Robe da matti..

Lei: però pare che non ci vieni mai, da solo! Anche ingrato sei

Lui: e va bene, grazie per avermi portato fuori: contenta? La possiamo finire?

Lei: ma per favore…… Andrei anche avanti adesso, perché non sembra ma sta già arrivando, il caldo. C’è da prendere il pane

Lui: lo so, Mirella.

Parlano a voce molto alta, forse sono un po’ sordi: loro all’ombra sulla panchina rossa verniciata di fresco, io poco distante, sul prato, che mi tolgo di dosso le zanzare mentre aspetto che Laica riporti la pallina che le lancio ogni volta lontanissimo. Questa è l’unica zona del parco dove è stata tagliata l’erba, per il resto è altissima, impraticabile. E’ un parco orribile.

I due anziani hanno un’aria così tragica. Lei potrebbe essere più giovane del compagno anche d’una decina d’anni e, se pure con rassegnazione, sembra stare in qualche altro posto con la mente, dentro routine differenti e altra gente. Lui sembra stare da nessuna parte, colpevole e nello stesso tempo vittima, incompreso e impotente, seccato, scocciato, risentito, e quasi arreso.

Non si guardano attorno; del resto il parco è deserto stamani. Lei si volge verso lui quando gli parla, intendo con la faccia, il petto, sebbene nel contempo spinga gli occhi oltre, in fondo al prato, dopo i giochi dei bambini e sopra la siepe: lontano. Lui guarda invece un punto fisso a terra poco più in là dei suoi sandali marroni.

Quando si fanno in piedi, lei gli porge il braccio, piegato, e lui, molto più alto, s’appoggia con la mano bianchissima. Si affiancano. Lui ha le spalle come piegate in un inchino elegante. Forse cammineranno pianissimo, e tenere un passo a cui l’uomo possa star dietro sarà una gran sofferenza per Mirella. Ha polpacci muscolosi e nodosi, poi scarpe adatte a fare chilometri e chilometri.

Non li guarderò andar via.

I commenti sono chiusi.