DIARIO.BZ(7)

​Poi, però, c’è che a volte ritorni. Raccontandoti. Aprendomi. E ti rivedo come da sotto la pelle, solo sangue e battito, vita che scopre e travolge anche i nodi più fissi, i grumi, i grovigli. Meraviglia e dolore, e tutto quanto scorre in mezzo, l’immenso sentito che diventa presente, dono. Nasco – e non ero mica morta.
Allora l’Amore non è vero che uccide. Viene ucciso, invece, catturato dal vecchio piano generale, cacciato fuori dal campo, spezzato ogni volta che spunta il suo fiore, sì, annientato – da programma.
Riesco a immaginarlo salvarsi solo sulla linea del margine adesso, in mezzo a il dolore necessario del limen, dove si sta né dentro, né fuori, si è tutto e si è niente, senza sapere se è fine o inizio: il crepuscolo, magnifico, dove c’è continuo odore mite di fiori. Dove sto.

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