DIARIO.padania(39)

Oggi le storie della pioggia di ieri vengono, come spesso, a mischiare il mistero al negato, il concluso al non previsto, mentre il dopo è già tutto dentro a schiarite obbligatorie, come lavato, rifatto puro.

Rosa mi vuole spiegare il precipitare della sua famiglia, allestito quasi del tutto dal caso, dice. Così racconta il lavoro finito, cioè perso, l’indebitarsi esponenziale, la miseria non più affrontabile, l’assistenza sociale – sempre così parodistica -, la malattia imprevista, la morte veloce, poi le banche e i buchi inattesi. Racconta dei suoi due figli incastrati tra infanzia e giovinezza, attraversando anni d’indigenza inaudita proprio nel punto in cui avrebbero dovuto lasciarla, l’infanzia. E poiché aveva creduto doveroso non mandarli nel mondo in quel modo, lei ce li aveva tenuti dentro, a l’infanzia, oltre ogni limite. LE COSE ANDRANNO MEGLIO E ALLORA NON DOVRANNO VERGOGNARSI DI NIENTE spiega d’avere a lungo creduto. Così si sarebbero presentati con la dote d’una reputazione nuova, senza grossi svantaggi in partenza, immaginava. Sennonché le fu a un punto chiaro che lo svantaggio vero è il tempo, il quale, neanche tanto lampo, le è parecchio scorso. E a tutti esso ha imposto trasformazioni successe mai veramente, mentre adesso se ne sta a sghignazzare da dentro al cucchiaio delle elemosine.

Ieri ero il labirinto fatto di tutte le case che ho abitato, anche per una notte sola – e non sono state poche. Ero la cura della restituzione, dell’ultima occasione per celebrare chi era sconosciuto e sacro, ché nessun ritorno era richiesto. Mai imparato un indirizzo, e tutte le tracce perse.

Rosa ha venduto oramai tutte le sue cose vendibili; molta gente ne comprava per pietà. Me lo dice da un angolo di bocca, con la faccia irrigidita, mentre la campagna attorno se ne sta placida tra verdi e marroni, ad esalare conforto dalle variazioni cumulate nel vecchio e tremendo ritmo che ci vuole dominare. Lei vorrebbe andar via da qui. Dice che in un posto diverso, in un nuovo contesto, sentirebbe come di rinascere e che, se non fosse per i ragazzi, starebbe per strada da un pezzo. Ma poi fa silenzio un po’, per pensare meglio, e alla fine sospira che forse no, non si potrebbe liberare, mai davvero, di quello che ha passato. Dice che su un fatto il suo uomo aveva indubbiamente ragione: SE SEI IN MISERIA DEVI STARE ATTENTO AL MINIMO PASSO CHE FAI, ESSERE LIGIO, NON FARE SBAGLI, MAI. PERCHE’ A UNO COSI’, SE PERDE LA FACCIA, NON RESTA MICA ALTRO, anche se prima o poi lo si capisce che gli sbagli non sono evitabili tutti, proprio no.

Oggi torno a essere il tutto lasciato disfatto, dentro a la griglia che assegna il posto e i compiti, fino al più minimo poter fare. Eppure sto sull’orlo nero del buco, ché non ancora riesce a ingoiarmi – uccidimi, uccidimi ché ti voglio divorare per dentro.

Rosa mi presenta suo figlio Matteo. E’ un ragazzetto magro, biondiccio e un po’ lentigginoso, con gli occhi enormi e limpidi; non fa molte parole. Lei dice che è la sua speranza. Ha appena avuto un colloquio per un posto in una fabbrica di scarpe, dove è stato portato da un parente che lì fa l’operaio da sempre. HA SPIEGATO AL PADRONE LA NOSTRA SITUAZIONE, CHISSA’ CHE SI METTA UNA MANO SULLA COSCIENZA E LO FACCIA LAVORARE, dice, mentre gli occhi le scintillano, già grati e con eccesso. Poi racconta la storia recente d’una multa che non sanno come fare a pagare e fulmina il ragazzo quando finalmente dice tre parole esprimendo biasimo per i due agenti i quali, proprio lì fuori casa, gli sequestrarono il motorino perché senza assicurazione. NON TI HA INSEGNATO NIENTE ALLORA TUO PADRE, gli fa. Poi attacca a dire quanto per l’uomo fosse vicino allo zero lo scarto tra il disonesto e il mendicante. Ed è così che il mondo resta fondamentalmente immobile nel suo dissesto apparente, penso veloce, ma non lo dico.

Ieri mi compiacevo per aver scritto pagine di numeri e pretesa rilevanza; oggi esse perdono tutto il significato. Perdono significato le preghiere e le perle nel filo. Perde significato lui e il cazzo che gli fa da antenna. Perdo significato io, che faccio come se il sentire non fosse pensiero già organizzato ieri e dal fuori. Pur tuttavia, mi pare, noi ancora siamo più delle quattro cose raccolte sopra a tutto il sedimentato che ci fa sparire.

4 risposte a “DIARIO.padania(39)

  1. Cara T, non voglio lasciarti un generico “mi piace” oggi. Quel “mi piace” che dice e non dice. Impegnativa la tua scrittura. Bisogna indugiare sulle parole e cercare “chiavi” di senso. Probabilmente nel continuare a leggerti entrerò pian piano e fin dove posso nel tuo mondo di scrittura che, credimi, mi attrae. Sei bravissima con le parole. Ciao.

    • ciao Svirgola che usi il verbo indugiare – grazie. E’ tipo un soffio lungo sulla nuca mentre credevi di stare in una stanza vuota: brivido e delicatezza.

  2. sono io lettore a restare piuttosto estraneo alle sfortune di Rosa o lo eri già tu mentre la ascoltavi? (occhio, non è un’intromissione a valutare i comportamenti, semmai una valutazione sulla comunicazione letteraria)
    ml

    • tu cogli sempre nel segno, ml. Diciamo che volevo raccontare proprio il mio sguardo da fuori rispetto a la vicenda di Rosa… (scusa se vedo solo ora il tuo commento ma sono giorni cosí..)