Insonne.5

Levami tutte le cento maglie che indosso, prima che ti stracci la pelle. Levami gli stivali, i bracciali, chiudi le porte, le tende, tienimi allo scuro un poco. Suona l’elastico – oramai posso vederlo. C’è da cantare ancora il divaricarsi  il confine l’imbattersi e il cercare, il precipizio e lo squilibrio l’accidente la scintilla e, più di tutto, il sedimento, il pre-determinato, l’inciso e, dunque, il rifiuto. Le carezze non appianano, niente, e per nostra fortuna. Scavo l’osso, non dormo.

10 risposte a “Insonne.5

  1. Come ho sentito quello che mi fai giungere.
    L’insonnia… le consolazioni negate
    Mi piace molto il tuo modo di scrivere.
    Torno da te.
    Grazie.
    🙂
    gb

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