DIARIO.padania(67)

E’ un vecchio parco, ma sembra di stare nel bosco. Ripetiamo percorsi che ci distanziano e ci riavvicinano e ci riallontanano, e ancora, come fossimo attaccate allo stesso elastico – io inseguo luci, lei movimenti.

Non perdermi, cana, non mi saprei ritrovare.

E’ il parco che io e lei preferiamo, ché ci sono prato folto e foglie, tante, poi salite, discese. A volte lei rotola, a volte io m’arrampico, e poi c’è che qui il canale dispiega un tragitto semplice fino a l’orizzonte delle ciminiere. E qui mi si fa chiaro che non basta più lo specchio contro l’intermittenza del sentirsi parte.

Corriamo, cana, me lo faccio scoppiare, il cuore.

E’ un parco di paese e ha margini uno più tremendo dell’altro. Sta tra la statale e la linea dei recinti, il traffico e la folla dentro al 53E, gli odori rassegnati sotto i tetti e l’aspro nelle narici, i feed RSS e le notifiche social nella tasca. Eppure si porta fino a certi posti che non mi lasciano, andandosi a salvare. Penso al sentiero alpino dove ci fermammo l’altro giorno, a farci pizzicare il cuore da un bambino un poco incauto, serio in viso e muto, e dal suono dei suoi sassi dentro l’incanto del lago ghiacciato. Penso alla boscaglia generosa che ci nascondeva alle altezze delle cime, pareggiando i conti, poi al letto tutto svelato dell’emissario rimasto asciutto – mi ci vorrei allungare.

Riportamici, cana, da sola mica ci saprò tornare.

4 risposte a “DIARIO.padania(67)

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