DIARIO.padania (80)

Il Venerdì esibisce una sera ventosa e gelida che respinge senza indugi la nuova faccia della mia angoscia. Non pare il caso di far camminate adesso, del mio cruccio non posso parlarti e i tuoi tempi verbali m’infastidiscono, così agganciati a un futuro da sopravvivenza. ERA MEGLIO SE ME NE STAVO A CASA, AVEVO PARECCHIO DA FARE, lamento. TI LASCIO LA MACCHINA, VAI QUANDO VUOI, tagli corto tu. Ma resto.
La gente nel locale pare tutta in agitazione e, se presti un minimo l’orecchio, la senti dire stronzate su stronzate, come potremmo fare anche noi, del resto, con le nostre verità lasciate su qualche server, in buona parte e, per quel che rimane, sul sedile, in auto, assieme a una canzone perfetta e sconosciuta dal dvd di trecentomila emmepitré che ci fece Dario quattr’anni fa, oramai fuso nel lettore senza che qualcuno l’abbia ascoltato tutto.
La musica live qui prova a esasperare quella spinta alla leggerezza che sa un po’ di carnevale e di fine settimana e un po’ di pena generale. Qualcuno tutto sommato c’è con la propria personale pesantezza lasciata con coraggio ad aleggiare sopra a una testa piena di caselle e filosofie, di universali come paraventi e paradigmi scaduti da un pezzo. Qualcuno che conosciamo c’è, in effetti, qualcuno che vedo fare molto blablà, laggiù, e che viene a salutarmi con baci appoggiati sulle gote e mani mandibolari. Quindi si compone presto, la scena.
Vi trovate in tre, anzi quattro, a mettere in comune una prospettiva e a dirvi che tutti quelli attorno sono diversi e peggiori di voi. Fanno cose che vi sarebbero incomprensibili, se solo non foste così intelligenti e riflessivi. Vi misurate nel sospendere tutto quanto divide anche voi, tentando un’identità condivisa ma temporanea: serve forse solo a che possiate stare qua senz’annoiarvi, e senza destare alcun sospetto. Perdete il tempo.
Perdiamo vita, e quasi ci sembra un’avventura.

Un pensiero su “DIARIO.padania (80)

  1. “Perdete il tempo.
    Perdiamo vita, e quasi ci sembra un’avventura.”
    quanta sopravvivenza, invece di vivere
    e il pensiero complica, cerca universali, ma così li perde nell’essenza, tanto spesso

    non so se è una mia riflessione troppo a margine, oltre il margine del tuo scritto

    ma è il tuo scrivere che mi porta sempre dentro e oltre in contemporanea, che poi è starci, lì, qui, realmente, e realmente osservare e osservarsi vivere

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