Sogno

Ce le siamo fatte amiche le ortiche oramai, segnano il percorso e non sfiorano le gambe. Altissime e folte s’aprono al passaggio come ci precedesse un soffio basso e potentissimo – questo era nel sogno, stanotte. Eppure è stato così difficile procedere sul sentiero stretto e arrivare poi in fondo, al principio del mattino, sul margine del precipizio. E non lo so se tu ti sei salvato oppure no, ero sola quando m’ha svegliata quel tonfo che negli occhi faceva la forra improvvisa, il suolo sparito. Ero sola a farmi stremare dallo sbilanciamento che sfiora la paralisi mentre l’obbligo è trasformarlo in danza. A svegliarmi – esattamente lì – è stata l’incapacità certa, più che la paura. Così la sensazione stamattina è di averne ancora due soltanto, di vite, ché ho consumato pure la terzultima, quasi tutta nel paio d’ore del sonno e con un sogno soltanto, sopra una gola che manco m’ha mandata giù. Chissà quanto brevi saranno stavolta.. Temo non basteranno, a niente. Comunque le ho.

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