Abito giallo

 

Ha incollato di resina l’abito giallo suo preferito, ieri sera, arrampicandosi su un tronco di pino marittimo – era così invitante nel suo prostrarsi.. Ora è scesa al lido apposta per salutarlo. Così ripensa a quando da bambina s’andava a pinoli e poi, una volta che se n’era fatta una buona quantità, ci si dedicava ad aprirli, rompendoli uno ad uno con un grosso sasso facilmente impugnabile e uno piatto. La meraviglia era il profumo, sempre.

Saluta pure la buganvillea, già che c’è, precocemente color bruciato in alcuni grappoli, sopra al rosa intenso, e ripensa alla Liguria, ai libri di tutti, alle poesie scadenti e a quelle che invece le gonfiano ancora il cuore, al bambino che narra d’un rifiuto antico, subìto, alla coppia di anziani e il blablà della reception, poi all’aloe e allo zaino leggero. E la riassale quella consapevolezza di non-curiosità, di lui per lei, la mancanza d’interesse e slancio, passione (dice PIENEZZA, lui). Sono passati molti giorni da quando ne avvertì il lampo ed ancora ne ha un sentimento intenso e terribile, al pari del bisogno d’andarsene, adesso, da questo posto d’appartenenze vecchie, dove oramai tutto e tutti le arrivano ingabbiati e senza fiato.

Non che la scoperta le avesse cambiato nel fondo il sentire, di certo no. Tuttavia, le aveva fatto (e ancora le fa) riprovare tutta insieme quell’umiliazione profondissima che puntualmente arriva tutte le (poche) volte che si trova a chiedere qualcosa a qualcuno da posizioni asimmetriche. Così le pare come se in tutto questo tempo lei non abbia fatto altro che chiedergli cose, cose su cose, tentando di prendersele (e anche riuscendoci, talvolta) del tutto illegittimamente, avida persino e come cieca: carezze e respiro, attimi sospesi e baci, pensiero e resa, domande indicibili, cose così: tutto a richiesta.

Da un pezzo invece avrebbe dovuto capire che non era in diritto di chiedere, né prendere, alcunché. I segnali c’erano tutti, sì, solo che lei aveva sempre avuto magici metri non standard a disposizione e aveva misurato ogni cosa come più le piaceva, con la scusa del sentire, con la storia dell’Immenso. Ora, c’è una siepe d’oleandri, qui, di veleno e ostinata tenerezza, poi una madre che vorrebbe ancora instillare un’incondivisibile concezione della vita mentre lava via la colla dal tessuto fine e c’è un mare caldissimo in schiume tra sabbia e plastiche: ogni cosa a chiedere di non pensare, non pensare più. Per questo va già via, appena l’abito giallo è pronto.

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