Per-dove.3

L’aria quando sa di pioggia è una carezza sulla nuca, un bacio sopra agli occhi chiusi, promessa che si basta – di un passaggio, di uno scompiglio, di una storia breve. Sparite le vespe e le lucertole, tutto già è sospeso, la scena ha congelato il guizzo. S’è interrotta anche la memoria, quella dei sensi, s’intende, non certo quella epica dei grandi fatti e degli insegnamenti che più te ne fai carico e più ti senti degno. Questa lui mica lascia che s’interrompa, mai, sebbene gli valga quasi niente quando si ritrova così, ad attraversare l’ignoto con, per intralcio, solo tele di ragno, le più comuni e irrilevanti.
Due linee di muro fatte l’una di cespugli d’oleandri e l’altra di canne bastarde arginate da larghe maglie di rete metallica e un paletto grigio ogni tanto: in mezzo, un vialetto bianco che chissà dove finisce, se mai finisce. Questo e poco più si vede ora, da dove sta lui. Ha sempre osato, provato tutto, però con prudenza, ben scegliendo la parte da non esporre ai venti: nient’altro riesce a considerare, facendosi neutro e irragionevole come gli piace. Comunque, oggi non ce n’è, di vento. Solo pioggia futura, che verrà a lavare. Tutto è muto, intanto. Tutto è battito lento e respiro profondo. Diosanto, quanto grande è il bene che si può sentire in sé..

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