L’odorato

Poiché fumare è impegnativo alquanto, almeno se a bruciare è un toscano, piccolo o grande, mezzo o intero, troppo secco o davvero buono, lei quando fuma non fa anche altro, non molto almeno. Scrive un poco, o legge, ma pensando il minimo. Sentire è invece ciò che proprio non potrebbe evitare, anche fumando, sebbene coi sensi ridotti, ché col sigaro l‘odorato è quasi del tutto compromesso.
Vede scorrere le maglie della rete sul recinto, per esempio ora, ed è come se il limite si componesse al momento, come sperimentare una separazione, ulteriore – 
condizione generale. C‘è poi la voce di qualcuno in lontananza, un po’ arrogante. C’è il verso di galli tra loro distanti, tremendi. Ci sono motori che vanno, ora insulsi, ora infernali – a condizionare: le case. C’è l’incendio  dietro  le labbra e c’è l’amaro che separa lingua e palato. C’é l’affondare delicato di polpastrelli nel braccio – carezze.
Avverte un vento, persino, per quanto irrilevante alla pelle: attraverso il fogliame che s’agita su estremità 
soprelevate, liberate tra un’esitazione e l’altra, mai volo ma abbandono e tensione come una promessa sola, sussurrata. Ha di fronte un alloro. Intendo non un cespuglio, una siepe, ma un albero, possente. Ebbene, anche a sfregarne le foglie, non le arriva alcunché, niente. E fino a pochi giorni addietro per settimane i mattini – tra salite e discese, dolci e ingannevoli – li aveva tutti percorsi misurando le intensità cangianti proprio nell’odore d’alloro. Cresceva col farsi alto del sole: magnifico ma, quando prendeva a mischiarsi col finocchietto in fiore, tornare indietro era necessario. Anche l’interferire puntuale dei cipressi coi loro lucidi strobili le era essenziale. La spingeva sempre verso il versante più facile, sebbene infiltrasse la morte nelle gambe e fin dietro la rotula, su nelle ginocchia. Durava un lampo, quel profumo, eppure era come non potesse dileguarsi. S’insinuava nella trama di atti compiuti e atti da compiere, specie tra i meno riflettuti, i più incalcolati. Restava, e fino a sera.
Ecco, è l’odorato il grande assente adesso, emblema d’un sacrificio 
sarmentoso, corpo castrato, atto mancato, il danno fatto – ma non ne scriverà.

 

2 pensieri su “L’odorato

    1. Ehilà, V. che passi, V. che ti manifesti.
      Non ho un buon rapporto con le notifiche di wordpress, scopro solo ora questo tuo segno, sorry.
      Dunque grazie. E mille.

      (Il rigore… che questione dolorosa)

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