le stelle – così vicine

Fumare affacciati sui tetti da una mini finestra che non ce la farebbe a incorniciare due teste…

Lascio scivolare il mozzicone sui coppi – mai prima – pensando che non avrei dovuto ma che potremmo riderne, e poi scrivere. Vorrei solo frasi lunghe, però, e intricate come il pensiero libero, emersioni ipotattiche estreme come la vita verticale con cui combaciamo. Ché ci sia chiaro sempre cosa davvero non siamo. Per esempio, noi non c’entriamo con questo scandalo della conquista d’un posto – il ruolo, che c’identifica, rendendoci minimi; né col cedere carne ai loro modelli di senso. Tantomeno c’entriamo con la violenza d’un ordine tentato implacabilmente tra tassonomie (ir)risolutive, malattie e disturbi di personalità; né con l’imbroglio feroce dell’infanzia come (irraggiungibile) assoluzione. Diosanto, ci pizzicano ogni corda per un po’ di consenso; c’impastano e rimpastano, per legittimare sé e ormai poco altro. Ci rivoltano cento volte le budella pur di mischiarcisi dentro. Mi vergogno. E mi vergogno dei fiori finti su questo davanzale di hotel a punteggio medio sei-virgola-due. Guarda, sembrano vivi, con in corpo quella tensione elementare verso un cielo, le stelle – così vicine, stanotte, ché se provo a fissarle mi si mettono dietro le palpebre subito. Mi vergogno di molto altro e, a dirla tutta, mi vergogno quasi di tutto. Per esempio della mole di cose che non ricordo, e pure di quel poco che credo di ricordare; dell’incapacità a gestirsi un destino, ma anche di ogni sistema delle priorità personali; degli animali che sacrifico e di quelli che salvo; del dover fare e del poter non fare; della tua poesia, che mi sveste di tutto, e della mia  – ché poi, se ci tradisce, se semplifica troppo, se dice per esempio  “bellezza” e dunque se (s)cade nel convenzionale mercenario, il più turiferario e infido, poi dov’è che vado io a chieder perdono..

8 pensieri su “le stelle – così vicine

    1. m’era venuta una domanda del tipo “e perché mai?”, poi però m’è sembrato brutto rispondere con una domanda a una domanda, così l’ho tradotta con un verso 🙂

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