elogio del rifugio

Voglio stare dove ho un qualche valore, cioè dove trovo inclusione, con quel po’ di tensione, ma da pari a pari.
C’è tutto il sale dello svelarsi, qui, pure quando non ci si vuole ignudare. E quel tacere racconti, il fare silenzio, in niente assomiglia ai giochetti di Ego, col suo smisurato bisogno di pane. Oggi, ho persino auguri per gli anni compiuti, insieme a un delicato odore di pioggia da dentro lo spiffero, poi sul fuoco la zuppa di ceci, e radici, mentre sarà come ogni giorno, il vino: buono. Sto dove l’alterità m’incontra con mani e petto protesi, come mi piace.
Attraversando le stanze spavaldamente fumo un sigaro amaro. Vicino all’uscio ci sono le scarpe, e la chiave dell’auto.

 

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