Abito giallo

 

Ha incollato di resina l’abito giallo suo preferito, ieri sera, arrampicandosi su un tronco di pino marittimo – era così invitante nel suo prostrarsi.. Ora è scesa al lido apposta per salutarlo. Così ripensa a quando Continua a leggere

Insonne.5

Levami tutte le cento maglie che indosso, prima che ti stracci la pelle. Levami gli stivali, i bracciali, chiudi le porte, le tende, tienimi allo scuro un poco. Suona l’elastico – oramai posso vederlo. C’è da cantare ancora il divaricarsi  il confine l’imbattersi e il cercare, il precipizio e lo squilibrio l’accidente la scintilla e, più di tutto, il sedimento, il pre-determinato, l’inciso e, dunque, il rifiuto. Le carezze non appianano, niente, e per nostra fortuna. Scavo l’osso, non dormo.

Insonne.4

Finestre, aperte. Freddo, direi. Scovare movimenti in mezzo alla siepe senza che arrivi il bisogno di farsi domande: è non avere più paura per sé. La curva delle luci sul ciglio posa il riflesso sul Brenta oleato e chiama, mentre io provo a non ingoiare l’aspra ventata da Porto Marghera, improvvisa dentro a un alito insolito di muschio e terra. Assegno ogni verso di gatto alla lotta, laggiù tra l’erba bassa, ché la stagione è propizia per l’estro. Tuona. Il parco stamani era racconto che incendia e non brucia; chissà cosa potrebbe dirci a quest’ora. Li scombineremo tutti i grani segna via, soffiando col naso, ridendo al rostro del rapace uscito da qui, dal ventre. E la rabbia, che ci sospende ancora: ne sventeremo la trama. Andiamo.