Scala d’attesa

I cancelli sono ancora chiusi su in cima alla scala dove le persone se ne stanno sparse, mantenendo il metro di distanza l’una dall’altra, a parte quelle venute in coppia. Non c’è una bella luce. Sembra che il sole ci sia anche oggi, sì, ma chissà dove sono le ombre lunghe e nette dei bei mattini d’estate. E il profumo del ligustro fiorito, il suo sapermi placare le ansie da lavoro arretrato e da rimprovero, dov’è?
Tutti indossiamo la mascherina, pronti a entrare. Anche l’ultimo della fila. Tutti col cellulare in mano, qualcuno anche un foglio stampato e qualcun altro la scatoletta col campione delle urine. Quasi nessuno si mette a conversare. Sarà un giorno caldissimo e, si sa, nei giorni caldissimi ci si affievolisce un po’ sin dal mattino.
Un uomo fa versi rumorosi per intervallare imprecazioni tremende, laggiù, semi nascosto dietro i secchi delle immondizie, sull’altro lato della strada. “E’ un matto” commenta uno, rivolto verso la persona che l’accompagna. Non c’entra con noi. Continua a leggere “Scala d’attesa”

Gina & Marieta (1° maggio)

Resti lì tu adesso. Non ti tiro su, no – aveva parlato al suo bastone, che era scivolato a terra. Da quando s’è rifatta l’anca, ed è già più di un anno, Gina ha dovuto adottare Ménego – così lo ha ribattezzato. Però, solo per sentirsi più sicura, dice, certo non perché non sia buona a camminare senza di lui. Non appena può, infatti, se ne libera. L’aveva appoggiato al vecchio prugno poco prima, fermandosi a chiacchierare e gustandosi il poter abbandonare un poco il suo mezzo busto al punto di contatto tra la spalla sinistra e il tronco drittissimo e regolare dell’albero, tirato su con cura e sapienza, quella volta.

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