TALESTRE.me(6)

M’è stato chiesto di Talestre. Se n’è andata, sì, e non oggi, né ieri. Sarà ormai trascorsa qualche settimana, o forse solo una. In ogni caso, a me pare un secolo fa: un po’ come tutte le cose che fanno male s’è rifatta presto lontanissima – non proprio tutte, s’intende, alcune stanno lì a invischiarti configurando qui la tua eternità, infernali.
Tornerà comunque, Talestre, più avanti. Me l’anticipò mentre chiudeva con lucchetto la sua piccola valigia d’un finto cuoio giallo pieno di segni dell’usura, evidentemente bistrattata e vintage senza culto – chissà dove l’ha presa. CI SONO COSE CHE NON ABBIAMO DETTO fece, e ricevette il mio QUANDO VUOI, MAGARI ALTROVE, CHÉ NON LO SO SE RESTO ANCORA A LUNGO QUI mentre in fondo in fondo pensavo a quanto sia d’inganno quest’idea del dirsele in qualche modo tutte, le cose.
Se ne andò di mattina presto, giusto il tempo per un caffè, Continua a leggere

TALESTRE.me(5)

PARLEREMO DOMANI O AL MASSIMO DOPODOMANI DEL CONIGLIO E DEL DUEMILAQUATTRO, FIDATI, gliel’ho promesso, ché la sensazione è lei stia per andarsene. Ha detto che avrebbe atteso il necessario, peró un po’ accigliata. Avrei voluto discorrere di qualcosa di leggero ora, ma non mi veniva in mente un argomento che fosse uno. Forse è stato proprio perché la pausa di silenzio si stava prolungando fino all’imbarazzo, mio, che lei ha domandato come sia stata la cena fuori di ieri sera. Il terrore che producessimo un altro anche minimo pezzetto di conversazione sul mangiare ha scavalcato il muro di  resistenze assurde che mi separa il cervello dalla voce certe volte che si tratta di parlare e mi sono messa a raccontare del mio recente fulmineo giro a Bari vecchia. Continua a leggere

TALESTRE.me(4)

Questa volta rincaso senza sentirmi impregnata dentro e fuori d’urina di gatto e addosso quasi non ho quel bisogno urgente di fare la doccia, né l’imminente vomito di varechina. I gatti della colonia sono dei gran piscioni, almeno quelli che accedono agli spazi interni: la fanno ovunque. S’accaparrano un pezzetto di riparo, credo, provano a preservarlo tutto per sé. Quello che più si contendono è il camino e hanno ragione: anche io vorrei stare dentro a quel camino, così profondo e buio, tutta per conto mio. Talestre ha detto che mi sono già assuefatta al piscio Continua a leggere

TALESTRE.me(3)

Dopo quella sera non è ricapitato di trovarci in casa tutti e tre insieme, io, Talestre e lui. Soprattutto perché lei di giorno è stata molto in giro, a vedere posti, suppongo. Ho perso la misura del tempo trascorso da quando è arrivata; certo è che non ci siamo prese molti momenti per conversare. Un poco sì, ce la siamo raccontata, di notte, tra me che cercavo di farle dire cose di sé, quasi del tutto invano, e lei che parlava o del mondo o di me, cioè del passato, Continua a leggere

TALESTRE.me(2)

Sono stata via quasi tutto il giorno, tra la visita a un’amica convalescente e l’inoltrarmi in un’altra delle mie esperienze per niente promettenti. Doveva piovere e invece tutto s’è risolto in un rapido scroscio mattutino e un po’ di nerobianco e peso nel cielo per il resto del tempo. Era stato un giorno generoso, in quanto a emozioni. Mentre ci pensavo, lavando le suole a carrarmato degli anfibi, Talestre è comparsa chiedendomi come fosse andata. Continua a leggere

TALESTRE.me(1)

Stamattina s’è affacciata all’uscio della mia stanza e con voce per niente conciliante ha chiesto come mai non fossi ancora sveglia. Ho risposto che lo ero invece, da un pezzo, e che mica l’avevo sentita alzarsi. In realtà stavo ripassando un sogno, lo rimettevo a fuoco, gli facevo posto almeno nella memoria breve. Ha ridetto: COME MAI NON SEI ANCORA SVEGLIA?
Per un attimo ho creduto d’aver solo immaginato di rispondere, di stare ancora in quel dormiveglia in cui le azioni non riescono a sbocciare in concretezze, Continua a leggere