Oca Sempia

L’Oca Sempia l’avevo incontrata per la prima volta un pomeriggio dello scorso maggio. Ero partita da casa per andare a far visita alla coppia di cigni che, mi avevano detto, stava in cova più avanti, su un nido fatto quasi in strada.
Scorgendomi, lei si era messa in allarme – ed ero distante ancora una decina di metri. Aveva zampettato di corsa verso me urlando di brutto, senza avvicinarsi per davvero, per poi tornare velocemente indietro continuando a erigere un’imponente barriera di suono tra me e quello che s’intuiva essere il suo nido. Efficace, non c’è che dire: mai mi sarei avvicinata. Dall’altro lato della strada, però, avevo potuto sbirciare: c’erano uova, enormi, nel nido, bianchissime, due – o erano tre? Lei comunque era alquanto svitata, chiaro. E non tanto per l’accanimento che mostrava in questa sua azione protettiva, neppure per il posto un po’ a rischio che aveva scelto, così vicino alla strada. In realtà, era svitata perché tutto il tempo lo passava attorno alle sue uova a minacciare il mondo preventivamente per difenderle ma senza covarle, mai, come ebbi modo di costatare poi, nei giorni successivi.
Più avanti, a un chilometro o forse meno, c’era la famosa coppia di cigni i quali, loro sì, covavano. Strano era pure il loro posto, e rischioso: il bordo della strada, in curva. Sembravano passare tutto il tempo beatamente posati sul nido, giorno e notte, a farsi quasi sfiorare dalle auto. Era evidente che la loro avventura nel mondo stava per esaurirsi: sarebbero stati presto investiti, o sarebbero morti di fame, BISOGNERÀ AVVISARE CHI DI DOVERE, fu detto.
Ad ogni modo, la cova ebbe una certa inaspettata durata, sia per i cigni, sia per l’oca. Più di un mese contai, anche uno e mezzo, finché non partii per un po’, finendo col dimenticarmi delle bestiole. Quando tornai, non ce n’era più alcuna traccia anche se, a dire il vero, non è che mi feci chissà quali domande sui loro destini.
Soltanto qualche giorno fa l’ho rivista, l’oca, affacciandomi sull’acqua a pescare qualche gioco di luce da dentro un mattino affilato come un bisturi e giallo di sole più che mai. Ero presso un diverso tratto del canale, più vicino a Venezia, in quel punto bellissimo, con un che di assurdo, spartito tra le minacce dell’area industriale e la leggenda de La Malcontenta. Non so come abbia fatto a riconoscerla, forse perché stava con un cigno – in un primo momento, anzi, l’avevo anche scambiata per un cigno. Comunque, ho presto capito che era lei. A questo punto, non c’è voluto molto per saperne qualcosa di più.

oca settembre malcontenta

E dunque lei, l’Oca Sempia, è cresciuta coi cigni e, perciò, pensa d’essere un cigno, questo mi è stato detto. L’Oca Sempia, poi, pare non avere ancora capito come ci si riproduce, cioè che le uova vanno fecondate, poi covate, che lei dunque dovrebbe disporre di un maschio della propria specie: principi tutti istintivi, banali. Beh, lei non li capisce.
Così Bepi, uno che in volto ha, fisso, un infuocatissimo color fragola e indossa cappelli tra i più curiosi mai visti in zona, uno che viaggia soltanto in bici tenendo costantemente sotto controllo – ufficiosamente, s’intende – un bel tratto del Brenta e che fa di ogni bar nei paraggi la propria base, s’è mosso chiedendo un piccolo contributo a quanti potessero essere considerati persone sensibili. Il fine era raggiungere la somma di cinquanta euro: per comprarle un maschio.
Secondo Bepi questo sarebbe stato risolutivo per l’esistenza dell’Oca Sempia. A un punto però, qualcuno forse eccessivamente sensibile, o forse solo “un gran sborone”, in qualche senso toccato dalla storia, ha procurato di tasca propria due oche femmine e una maschio, liberandole proprio lì dove si aggirava la Sempia. Beh, è successo un casino. Si sono azzuffati tutti tremendamente, dopodiché le nuove arrivate si sono portate un bel pezzo più avanti, assieme al loro maschio, ovviamente.
Così s’è fatto tutto più complicato, assai complicato, e Bepi s’è arreso.
Oramai è convinto che la Sempia sia destinata a credersi un cigno per sempre, ossia a essere infelice. E, mentre lo dice, si capisce che attribuisce un valore mataforico enorme a tutta la vicenda. Ha le lacrime agli occhi, e non tanto per la Sempia in sé. Neanche piange solo per il fatto di essere incapace a darle un valido aiuto. É questo senso generale di errore che lo affligge veramente, penso. Ma in verità è per il terribile primato di ciò che è ascritto, per questo piange, mi spiega lui, a suo modo.

 

3 risposte a “Oca Sempia

  1. Oca sempia è bellissimo, sembra il titolo di una favola di Calvino.
    Chi può dirlo, magari è più felice da pseudo cigno che da oca vera. Conoscevo un gatto che si credeva un cane, dormiva nella cuccia sull’aia e guai a tenerlo in casa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...